📍 Cleulis, 2 di Agosto, alle ore 18.00
Prima che aprano i chioschi.
Siamo qui per condividere una storia.
Una storia profonda, fatta di memoria, voci, musica e resistenza.
Si chiama Havilah.
Il palcoscenico che non ti aspetti
Havilah non è un luogo, ma una condizione dello spirito.
È il nome che abbiamo dato a quello spazio interiore, dove la memoria è ancora viva,
dove ciò che è stato dimenticato torna a bussare.
È il punto in cui il bambino che siamo stati incontra l’uomo che siamo diventati.
Havilah è piena di ferite, ma anche di luce.
Racconta di paesi abbandonati, di vite spezzate, di sogni lasciati a metà.
Ma dentro quell’oscurità, cerca ancora un senso,
una dignità, una possibilità di tornare a vivere.
Questo progetto non è nato per fare spettacolo,
ma per rendere giustizia a tutti coloro che sono stati messi a tacere,
a tutti quei luoghi che sembrano non contare più.
È una voce che dice:
siamo ancora qui. E valiamo.
Anche se nessuno ci vede. Anche se nessuno applaude.
Se ascoltando Havilah si accende una lampada nel cuore,
allora sarà già stato un buon motivo per esserci.
La storia di Havilah si può leggere.
Ma non su un librettino, non su una rivista.
Si può leggere sul supporto più improbabile:
un telefonino.
Quello che cattura la parola e la frantuma in meme, in vuoto, in distrazione.
Ed è proprio per questo — proprio per questo — che abbiamo deciso di metterla lì.
Come un atto di resistenza.
Perché qualcuno, uno, due, tre,
la prenda e la custodisca.
E non scorra via… ma resti vicino.
Non si vende.
Si regala.
Ma solo a chi trova il tempo per ascoltare.
Mauro Tedeschi da Verona


