Per imparare a leggere bisogna scrivere
Tutti gli esperti dicono che per imparare a scrivere bisogna leggere tanto. È vero. Ma c’è un secondo movimento, meno proclamato e altrettanto decisivo: per imparare a leggere davvero bisogna anche scrivere tanto.
Lo ricordava a suo tempo Isaac Asimov, maestro della fantascienza e divulgatore scientifico: l’unico modo per imparare a scrivere è scrivere, scrivere, scrivere. Lo ripete oggi Erri De Luca, artigiano della parola, per il quale la scrittura quotidiana è un esercizio di attenzione e di lingua viva: “Chi scrive cerca, con la propria scrittura, di raccontare una storia, prima di tutto a se stesso”.
Non serve pubblicare romanzi né aspirare ai best seller: serve praticare. Scrivere è un atto corporeo che plasma la mente. Chi scrive con continuità, legge meglio.
Scrivere per leggere, leggere per capire
La scrittura manuale non è un vezzo romantico: è un gesto che attiva reti neuro-motorie, collega aree linguistiche e favorisce la concentrazione. Scrivere a mano costringe a rallentare, scegliere le parole, dare forma ai pensieri. Così si sviluppa la capacità di leggere in profondità, di tenere insieme i fili di un discorso e coglierne le sfumature.
Scuola, stampatello/corsivo e smartphone
In molte classi lo stampatello ha preso spazio e il corsivo è stato praticato meno; cresce però l’attenzione a recuperarlo come allenamento alla continuità del gesto e alla sequenzialità del pensiero.
Nel frattempo gli smartphone entrano presto nelle abitudini: pollici rapidissimi, frasi spezzate, messaggi istantanei.
Per questo, senza contrapposizioni, vale un principio semplice: scrivere a mano non è nostalgia, è un allenamento cognitivo che sostiene attenzione, memoria e comprensione. In un Paese dove crescono gli analfabeti funzionali, recuperare la pratica della scrittura diventa alfabetizzazione profonda. A scuola lo stampatello offre chiarezza del segno, il corsivo allena la continuità e la sequenzialità: competenze complementari, da coltivare insieme agli strumenti digitali.
La stilografica e i “cassetti impolverati”
Quando entro in cartoleria e chiedo le cartucce per la stilografica, il commesso mi guarda come se dovesse cercarle in qualche cassetto impolverato, tra righelli di legno e compassi dimenticati. È forse un’esagerazione, ma rende l’idea. Per molti la stilografica è un oggetto d’altri tempi; per me è ancora il punto d’avvio di ogni pensiero serio. Svitare il fusto, inserire la cartuccia, appoggiare la punta al foglio, udire il debole scricchiolio della carta: un rito minimo che accende la mente.
Scrivere per conoscersi
Scrivere non serve solo a leggere i testi, ma anche a leggere sé stessi. Il gesto della mano che lascia traccia costringe a fare ordine interiore. La grafologia ce lo ricorda: la scrittura è impronta psichica, specchio mobile della nostra interiorità. Per decenni la scuola ha educato a questa pratica come via alla comprensione.
Scrittura e tecnologia: un equilibrio da coltivare
Viviamo tra tastiere, schermi, dettatura vocale e assistenti virtuali. Non è un male, se manteniamo in equilibrio gesto e strumento. La scrittura manuale non compete con la tecnologia: ne è la base cognitiva e affettiva. Chi sa scrivere nel senso pieno governa gli strumenti digitali, non li subisce. La penna e la tastiera si completano; il futuro dell’alfabetizzazione passa da una nuova alleanza tra lentezza e velocità, mano e macchina.
Penna e AI: strumenti complementari
Il mio “colpo da maestro” è semplice: inizio con la penna, poi dialogo con l’intelligenza artificiale. Le due dimensioni non si escludono, si nutrono. È perché ho allenato la mente a concatenare pensieri complessi scrivendo a mano che riesco a conversare con l’AI in modo generativo. Non “alla pari” — sarebbe presuntuoso — ma con sagacia e struttura.
Scrivere a mano mi aiuta a leggere. Leggere mi aiuta a capire. Capire mi consente di dialogare, anche con la macchina.
Un possibile seminario, se vi interessa
Da queste riflessioni nasce un’idea aperta: potremmo organizzare, insieme ad Azione Comunitaria, un incontro pubblico per esplorare insieme scrittura manuale, lettura profonda e rapporto con la tecnologia. Non un evento frontale, ma un momento partecipato, con alcune figure a facilitare il dialogo: un grafologo, un insegnante e uno psichiatra, per offrire prospettive personale, educativa e cognitiva.
Mi piacerebbe immaginare uno spazio in cui tutti possano portare esperienza e domande, magari anche scrivere insieme. Se l’idea vi interessa, possiamo costruirla collettivamente.
📅 Periodo ipotizzato: prima quindicina di novembre
📍 Luogo: da definire insieme
🌐 Segnalazioni di interesse e proposte: Publika Editore / Azione Comunitaria
«Non lasciamo che la mano si spenga. Per imparare a leggere il mondo, dobbiamo ricominciare a scrivere.»
una costellazione comunicativa glocale

