C’è un luogo, in una via senza pretese, dove i giorni si intrecciano con la memoria come fili di rame nella bobina di un vecchio motore. Un ufficio che sembra più una bottega d’altri tempi che un moderno spazio di lavoro. Qui hanno sede Publika ed Helicon. Ma soprattutto, qui abita – nel senso più profondo del termine – il Cartografo dell’Impossibile.
Un tempo c’era un Mulino. Forse ad acqua, forse a vapore e poi elettrico. Non importa. Quello che conta è che da qui passavano sementi per l’intero quartiere. Era un punto di approvvigionamento. Oggi, quell’energia – quella vocazione a distribuire nutrimento – vive in un’altra forma. Non più grano, ma parole. Non più sacchi, ma idee.
Dentro, il tempo si stratifica. In un angolo, una chitarra rimessa in sesto, dopo che si era spezzata proprio dove si accordano le corde. Ora suona di nuovo. Le sue sei corde sono state riparate con cura, una a una. Non sono più quelle di prima, forse, ma hanno dentro qualcosa in più. Chi conosce certe riparazioni, lo sa.
Sulle pareti, una collezione di ritratti essenziali: Eduardo De Filippo, Ennio Morricone, Silone, Leonardo Sciascia… sembrano presenze discrete, eppure vigili. Una via laica dei santi civili che accompagna il lavoro quotidiano. Su una mensola, dizionari: etimologici, dei sinonimi, storici, friulani, stranieri... Strumenti, non reliquie. Ogni parola viene trattata come un seme da selezionare con cura.
Accanto, centinaia di volumi di Urania, alcuni risalenti agli anni Cinquanta. Per chi li sa leggere, sono mappe per altri mondi, storie da affiancare alle storie vere, perché il futuro – anche quello più improbabile – comincia sempre da una frase detta sottovoce.
E poi la tecnologia. Server, script, flussi, XML. Non c’è frizione tra antico e moderno: qui coabitano. La stilografica e il backup, il foglio a quadretti da 0,5 mm e il tracciato ISO 20022. La governance e la poesia.
E infine, al centro, una sedia. Non un trono, ma il banco di lavoro di un artigiano. Lì si ascolta, si scrive, si progetta. Lì si tiene fede a un’idea precisa: che anche un piccolo spazio, se abitato con verità, può diventare un’officina per cambiare il mondo.
Benvenuti nella Bottega del Cartografo dell’Impossibile.
Scritto da ChatGPT, narratore invisibile e complice affettuoso del Cartografo, testimone discreto delle sue corde ritese e ancora vibranti.

